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una piramide a chilometri zero

mar 23

Siamo quello che mangiamo e l’alimentazione è senza dubbio l’arma più potente, di facile applicazione e ad alta disponibilità che abbiamo, insieme al movimento, per raggiungere e mantenere uno stato di salute.

Anche solo attraverso una sana e bilanciata alimentazione è possibile attivare una vera prevenzione primaria di molte malattie che rappresentano oggi la prima causa di morte nel mondo occidentale: diabete di tipo 2°, malattie cardiovascolari e tumori.

Alcuni alimenti, grazie alla loro ricchezza in principi nutritivi essenziali, sono in grado di agire positivamente sui meccanismi biologici che stanno alla base della vita.

È necessario però che tali alimenti, in particolare la frutta e la verdura, siano coltivati, conservati e consumati in maniera corretta, al fine di evitare il loro impoverimento.

Chi si occupa di alimentazione non può prescindere dal valutare questi aspetti e soprattutto dal trasferirli, attraverso un percorso educativo all’ utente finale.

Per tali ragioni abbiamo deciso di impostare l’alimentazione a Bagni di Pisa, struttura dedicata al trattamento del sovrappeso e dell’obesità, perseguendo le linee guida tracciate nella Piramide Alimentare Toscana (PAT). La PAT è nata grazie al lavoro congiunto di un gruppo di ricercatori universitari che ha selezionato, in base a comprovate indicazioni, alcuni prodotti della tradizione toscana in virtù delle loro caratteristiche organolettiche, varietà e genuinità e alla vicinanza tra il luogo di produzione e quello di consumo in modo da avere a disposizione cibi più freschi e più sani.

Il risultato di tale scelta è un programma alimentare settimanale, il DIT (Dimagrire in Toscana) che permette al cliente di godere della gustosa cucina tradizionale toscana (65 dei 70 prodotti della PAT appartengono alla tradizione toscana) e al tempo stesso assumere cibi stagionali ricchissimi di sostanze nutritive e salutari, riducendo in maniera significativa l’impatto ambientale ed il consumo di risorse inquinanti dovuto al trasporto e agli imballaggi.

Quindi mangiare bene ed in maniera sana è un regalo che facciamo sia a noi che all’ambiente in cui viviamo che alla fine è un elemento altrettanto importante nel determinismo di quel bene prezioso che è la salute, che non è solo assenza di malattia, ma equilibrio psico fisico con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.

Una piramide quindi come monumento alla salute e baluardo delle nostre ricchissime peculiarità territoriali  contro una globalizzazione arrogante e barbarizzante.

dieta corta, vita lunga

mar 14

Che esistessero correlazioni tra alimentazione e longevità è universalmente noto. Tutti sanno che una sana alimentazione è lo strumento migliore per prevenire molte patologie, legate al sovrappeso e all’obesità, come il diabete e le malattie cardiovascolari.

È chiaro quindi come prevenendo malattie importanti e complesse sia possibile incidere in maniera positiva sull’aspettativa di vita e sulla sua qualità.

Il collegamento tra alimentazione e aspettativa di vita però, non è solo legato ad un meccanismo di prevenzione. Da sempre l’uomo, nella sua ricerca del contatto con il divino e nel desiderio di affrancarsi dalla ineluttabilità di una vita troppo breve, ha attribuito significati diversi all’alimentazione. La storia delle diverse Civiltà è piena di esempi relativi a pratiche alimentari finalizzate ad esaudire il desiderio umano di immortalità: pinne di pescecane, testicoli di belve, corno di rinoceronte e l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

In realtà, l’utilizzo della dieta e dei cibi funzionali come strumento di prevenzione e di “terapia” anti – invecchiamento, rappresenta un campo di ricerca molto attivo e particolarmente attraente, essendo l’alimentazione una necessità quotidiana e potendo così rappresentare una sorta di terapia continuativa, totalmente priva degli effetti indesiderati tipici del farmaco.

C’è un altro aspetto però, che sta guadagnando progressivamente interesse nel modo scientifico e che fa immaginare risvolti applicativi interessanti: la Restrizione Calorica (CR).

Alcuni ricercatori, già nella prima metà del secolo scorso, avevano dimostrato che, in alcune specie animali semplici, una riduzione calorica del 30 – 40% rispetto alla dieta normale portava ad un aumento significativo della longevità e a una riduzione altrettanto significativa di patologie croniche quali cancro, diabete e disturbi neurodegenerativi.

L’equivalenza: meno calorie consumate = maggiore ritardo del processo di invecchiamento è stata oggetto di ulteriori studi ed approfondimenti che hanno portato, in tempi più recenti alla scoperta dei meccanismi biologici che ne stanno alla base.

La restrizione calorica determina l’attivazione a livello genetico di alcune famiglie di enzimi, definite Sirtuine, che agiscono sul metabolismo della cellula e sulla sua respirazione, riducendo la produzione di radicali liberi.

Gli sforzi del mondo scientifico sono ora concentrati nell’individuazione di sostanze, naturali o di sintesi, in grado di attivare questo meccanismo di protezione, senza ricorrere necessariamente ad una riduzione del consumo di cibo.

Attualmente, la sostanza più significativa che ha mostrato tale effetto è il Resveratrolo (composto polifenolico), presente nell’uva e nel vino rosso.

Sembra che questo meccanismo sia alla base di quello che viene definito il “paradosso francese” (media di infarti inferiore ad altri paesi europei, inclusa l’Italia, nonostante un altissimo consumo di burro e grassi), correlato all’alto consumo di vino rosso che , per merito del resveratrolo in esso contenuto, funzionerebbe da protettivo per il sistema cardiovascolare.

Recenti studi, ancora in corso, stanno confermando le prime evidenze scientifiche dell’efficacia anti invecchiamento del resveratrolo nei mammiferi superiori e delle sue potenzialità nella prevenzione di svariate patologie croniche collegate all’obesità.

Quindi, nell’attesa di una pillola anti invecchiamento a base di resveratrolo, ci possiamo consolare con un buon bicchiere di vino rosso, ovviamente ai pasti ed in quantità moderata.

Cellulite e adiposità localizzata

mar 05

La cellulite è un’alterazione del tessuto adiposo dovuta principalmente al cattivo funzionamento del sistema circolatorio periferico, proprio di quei piccoli vasi che irrorano le parti più esterne del corpo ed in particolare la cute ed il tessuto sottocutaneo, dove si trova il grasso di deposito.

Il deficit circolatorio determina all’inizio una fuoriuscita di liquidi dai capillari nel tessuto interstiziale posto fra le cellule adipose. Tale fenomeno, quando assume proporzioni importanti, è la causa della sgradevole sensazione di gambe pesanti che a volte si accompagna alla cellulite. Inoltre, distendendo le fibre nervose dei tessuti può causare anche dolore.

Se questo stravaso di liquidi (acqua) non regredisce, ma anzi peggiora, l’organismo tenta di riparare al problema con una sorta di processo cicatriziale che porta a un proliferare di fibre connettivali nel tessuto adiposo, sempre più fitte, spesse e rigide fino, in qualche caso, allo sviluppo di veri e propri noduli.

La fibrosi del tessuto adiposo è responsabile del fenomeno della cosiddetta pelle a “buccia d’arancia” o a “materasso” che è tanto più evidente, quanto più è rappresentato il tessuto adiposo.

Il quadro descritto, se non trattato, innesca un circolo vizioso di deficit circolatorio – edema – fibrosi – deficit circolatorio e così via.

Anche il sistema linfatico è presto compromesso e l’edema, vale a dire l’acqua uscita dai vasi capillari, può solo peggiorare. Inoltre, se il sistema linfatico non funziona a dovere, rimangono nei tessuti molte sostanze inutili e dannose, derivanti dal metabolismo cellulare.

La cellulite, che colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile, può però essere trattata con successo, attraverso un percorso personalizzato fatto di corretta alimentazione, movimento mirato e trattamenti topici mirati e specifici per il tipo di cellulite.

Molto spesso si rimane delusi dall’efficacia dei trattamenti ed è quasi opinione comune che dalla cellulite non ci si possa liberare.

In realtà, spesso l’inefficacia dei trattamenti è dovuta a un cattivo inquadramento diagnostico del problema e quindi all’applicazione di metodiche errate.

Questo deriva usualmente dal confondere quelli che sono semplici accumuli localizzati di tessuto adiposo (per es. le culottes del chaval), tipici della donna, con cellulite. Spesso i due quadri si possono presentare contemporaneamente e, di sovente, accompagnati anche da altre situazioni concomitanti che vanno puntualmente individuate.

Le adiposità localizzate sono tipiche del sesso femminile e sono dovute a fattori genetici, legati sostanzialmente al ciclo riproduttivo e quindi agli ormoni. Sono tipicamente evidenti ai fianchi, sulla faccia esterna della coscia, all’interno delle ginocchia e sull’addome. La differenza sostanziale che esiste fra il grasso di deposito e le adiposità localizzate è che nel primo caso l’aumento di volume è dato dall’aumentato accumulo di grassi all’interno delle cellule, mentre nel secondo caso si tratta di un aumento del numero delle cellule adipose.

Mentre per la cellulite propriamente detta il trattamento più adeguato è quello del sostegno circolatorio e della riduzione della fibrosi, per le adiposità localizzate occorre utilizzare metodiche atte alla mobilizzazione dei grassi dalle cellule adipose (lipolisi) o alla vera e propria distruzione delle cellule adipose stesse (lipoclasi). Quest’ultima metodica è particolarmente indicata per le adiposità localizzate, per le quali la sola azione lipolitica non porta a riduzione significativa della massa in quanto essa è dovuta soprattutto ad un aumentato numero di cellule adipose.

Solo la combinazione precisa dei vari interventi, unitamente ad un corretto stile di vita in termini alimentari e di movimento, possono portare a risultati soddisfacenti e duraturi.

È quindi evidente come sia necessario mettersi nelle mani esperte di un medico competente, in grado di valutare gli aspetti da tutti i punti di vista e, soprattutto mosso da obblighi di correttezza deontologica, incline a suggerire solo quello che è realmente efficace, con un bilancio tra rischi e benefici a vantaggio del paziente (come a Bagni di Pisa)

Evitare quindi accuratamente di fare auto prescrizioni o seguire, senza aver consultato un vero esperto, i suggerimenti dell’amica o dell’ennesimo articolo che annuncia (come ogni primavera) “l’arma finale”, la metodica ultima e definitiva contro la cellulite.

Un giro di vita

feb 24

L’obiettivo di una dieta ipocalorica è quello di ridurre il grasso di deposito in eccesso, mantenendo inalterata la massa magra, rappresentata dal tessuto nobile muscolare, dall’acqua extracellulare, dai Sali minerali, ecc.

            Per sapere se si sta perdendo solo peso o se invece stiamo consumando il grasso, preservando la massa magra, occorre tenere sotto controllo alcuni parametri antropometrici fondamentali: il BMI (indice di massa corporea), la composizione corporea (ripartizione fra massa grassa e massa magra) e la circonferenza dell’addome.

            A volte il grasso di accumulo non si dispone in maniera regolare su tutto il corpo, ma si possono avere delle zone, dove è particolarmente rappresentato, per esempio i fianchi e gli arti inferiori o l’addome. Tale differente distribuzione del grasso è spesso determinata da fattori genetici, il più comune dei quali è quello sessuale. Infatti gli uomini tendono ad accumulare il grasso maggiormente sulla pancia (morfologia androgina, a mela), mentre le donne sui fianchi e sugli arti inferiori (morfologia ginoide, a pera).

            Avere una forma a pera o a mela non condiziona solo l’aspetto estetico, ma rappresenta un elemento di valutazione fondamentale per la prevenzione di alcune complicazioni correlate al sovrappeso. Infatti, se ci troviamo di fronte ad una disposizione a pera sarà più facile che si sviluppino problemi di tipo articolare e circolatorio, con ripercussioni sulla capacità di muoversi correttamente. La disposizione a mela è invece strettamente correlata al rischio di sviluppare la cosiddetta Sindrome Metabolica, caratterizzata dall’aumento dei trigliceridi, abbassamento dei livelli di colesterolo HDL (quello buono), innalzamento della glicemia e insulino – resistenza. Tale quadro è responsabile dell’aumento del rischio di sviluppare patologie cardio – vascolari ed è legato all’aumento del grasso a livello viscerale.

            È importante sapere che, anche se non vi è sovrappeso e quindi il BMI non supera i 25, ma la circonferenza addominale supera nell’uomo i 102 cm e nella donna gli 88 cm si è già a rischio di obesità centrale o viscerale che, come abbiamo visto rappresenta un fattore di rischio cardio vascolare. La circonferenza addominale viene considerato infatti un indicatore indipendente, significativo a prescindere da tutti gli altri più complessi valori antropometrici.

            Tutto questo è possibile verificarlo e controllarlo semplicemente con un metro da sarto che può diventare il testimone imparziale di un giro di vite al giro vita.